Chi non riesce a stare al passo spara alle ruote degli altri

Ho vissuto la gogna del digitale sulla mia pelle: frotte di fotoamatori e professionisti che attaccavano senza mezze misure.

E il digitale è finto

Non potrà mai sostituire la pellicola

La pellicola è passione

Con photoshop non sono foto

Si perde tutta la poesia

La stampa digitale non è paragonabile

Il gusto dell’attesa

Vuoi mettere una Velvia 50!

E via discorrendo.. per non parlare poi di quel sottogruppo che puntava ancora di più i piedi

Ma vuoi mettere una pellicola in bianco e nero!!!! Quella è la vera fotografia!

 Che ridere oggi a pensarci, ma all’epoca i dubbi venivano. “Avranno ragione?

Non dico di interpellare l’economia (per ammortizzare una fotocamera digitale servono centinaia di rullini comprati, sviluppati e stampati), ma l’immediatezza è un vantaggio impareggiabile del digitale: potendo sperimentare e constatare all’istante gli effetti di certe impostazioni ho imparato più in 2 mesi di digitale che in 10 anni di analogico. E poi la possibilità di svilupparsi le foto in casa con un semplice computer, senza dover bruciare una pellicola dietro l’altra in goffi tentativi di modifica dei tempi e delle miscele di sviluppo.

Sulla qualità, col senno del poi, niente da dire: i sensori digitali di oggi hanno passato da tempo le prestazioni delle migliori pellicole.

Schermata da 2014-10-21 15:47:59

Oggi il problema si è spostato, e si chiama smartphone + internet.

Se ne sentono di tutti i colori su queste “diavolerie”, ma mediamente son tutte critiche di basso livello.
Son rimasto invece spiazzato da un articolo trovato per caso su internet: un bloggher ha sfogato tutta la sua ira contro le diavolerie moderne, tanto da sentirmi in dovere di una risposta..

L’articolo è questo di Roberto Cotroneo.

Leggendolo ho trovato critiche di bassa lega come al solito, ma con indirizzamenti ben precisi: colori, postproduzione, stampabilità, prestazioni, ottica..

..si, esatto, ci avevo fatto caso anche io: sono sempre le solite critiche che la storia si è divorato nel digitale.

Intanto allora metterei infila alcune cose:

  • gli smartphone non hanno “grandangoli estremi”, ma hanno ottiche fisse che vanno (riportate al formato 135) sui 30-35mm, non un grandangolo spinto ma un grandangolo “moderato”, per di più quello tanto amato dal suo “amico” HCB (Henri Cartier-Bresson)
  • gli smartphone hanno un comportamento sulla saturazione dei colori che varia da marchio a marchio. Personalmente trovo i colori degli iphone piuttosto neutri e quelli dei samsung più “carichi” (giusto per parlare di quelli che ha citato), né più né meno di quanto si può riscontrare nei raw di reflex professionali come Nikon e Canon rispettivamente.. de gustibus
  • le fotografie degli smartphone si stampano! Vanno maneggiate con cura e non esagerare nelle dimensioni, ma un 20×30 lo tengono bene. D’altra parte le pellicole “primordiali” del suo “amico” HCB negli anni 30 erano perfino peggiori..
  • la postproduzione sui JPG di uno smartphone è una parola grossa.. più che altro ci si può arrangiare a nascondere difetti di esposizione o conversioni in bianco e nero, il “di più” è elaborazione “spinta” al pari delle photoshoppate

 

Parlavo proprio questo fine settimana durante una visita a Roma con alcuni amici fotoamatori (per l’appunto a vedere la mostra di HCB all’Ara Pacis) dell’evoluzione dei mezzi, e la diffusione della fotografia a tutti con gli smartphone. Tutti si conveniva che quello era il futuro, che il nuovo HCB sarebbe stato quello che avrebbe saputo portare una fotografia di livello e apprezzabile a tutti fatta con lo smartphone e diffusa sui social network (teoria uscita dalla testa dell’amico analogicissimo Carlo Braschi, ma che condivido in pieno).

Non mi farei spaventare dalla qualità ancora acerba dei file che escono dagli smartphone, non è un limite così grande: già hanno prestazioni da capogiro con iso che superano i 1600 e aperture nell’ordine di f2. Proprio guardando la mostra di Henri Cartier-Bresson è lampante come la qualità delle prime pellicole era scarsa (nonostante l’estrema abilità dell’artista), e come si sia evoluta fino alla perfezione degli anni 2000.

Sulla postproduzione poi è sempre questione di misura, ma non è una novità, lo è in tutte le cose della vita. Non esiste un limite definibile, si va con razionalità… ma ricordiamoci che l’importante è il risultato.

Sul “gusto” mi trovo in parte d’accordo con Roberto, ma non è colpa degli smartphone, o di internet, o della diffusione della fotografia. E’ piuttosto una questione culturale, che va promossa in proporzione all’enorme bacino degli utenti che oggi popolano la fotografia. Un primo passo potrebbe essere non fare cattiva informazione.

Sulle conclusioni siamo su poli opposti: lo smartphone ha portato grandi progressi nella foto reportagistica.. Non fa diventare degli incapaci dei geni, ma è un’arma in più in mano a fotografi capaci. Quelle di Roberto mi sembrano sparate gratuite quasi a negare di non riuscire a stare al passo.. Viva gli smartphone! 😀

Trovo invece fuori luogo il suo uso di instagram (il socialnetwork per foto con cellulari) con foto provenienti da reflex o altre apparecchiature “non smartphone”.. ma questa è un’altra storia, questione di principi che semmai affronteremo.

 

Infine mi sono permesso un rapido sondaggio sull’articolo di Roberto Cortoneo con alcuni colleghi di skype (aaahhhh, ma quando ci si telefonava col gettone: quanta poesia… MAVAAA…):

  • secondo l’iphonista “senti, da ignorante ti posso dire che alla fine la post produzione la facevano anche quando non c’era potoscioppe!
  • secondo l’analogico in grande formato “detto fra noi, mi sono anche parecchio stufato di leggerli ‘sti pipponi
  • secondo il professionista “essendo la fotografia alla portata di tutti attraverso smartphon ecc, anche il concetto di “bella foto” è cambiato a favore di foto del cazzo, ma ha poco da chiacchierare: su instagram ha delle foto con delle ombre riaperte come se non ci fosse un domani

Buona luce 😉

 

[EDIT]

Nelle foto fatte con gli smartphone la ricerca del dettaglio con ingrandimenti al 400% è vana, conta solo l’immagine nel suo complesso… VIVAIDDIO!

[/EDIT]

15 pensieri riguardo “Chi non riesce a stare al passo spara alle ruote degli altri

    1. ma infatti.. questi sarebbero capaci di dirti che è meglio una foto con un foro stenopeico su una scatola da scarpe piuttosto di ammettere che il digitale è arrivato a risultati incredibili 😀

  1. Ma che due coglioni!! Un po’ come quando i pittori guardavano in malo modo i primi fotografi. Insomma la storia si ripete e, come purtroppo tropp spesso accade, non ha insegnato nulla a molti. 🙁

  2. Grande Daniele, condivido in pieno. L unica cosa che guasta è l ingorgo di foto che ci piovono addosso. Forse bisogna rivalutare la stampa da qualsiasi mezzo arrivi

    1. Vero, siamo inondati, ma quello è per merito/colpa della comunicazione. Va anche distinto tra le foto documentali, i selfie, e le opere d’arte.. io ho fatto tanti disegni da bambino, nessuno degno di essere classificato come opera d’arte, ma non penso di aver fatto torto ai pittori.
      E’ anche vero che a volte ha (suo malgrado) più senso una foto fatta male da un imbranato col cellulare in una situazione interessante da un punto di vista stimolante, piuttosto di tante foto di pseuroartisti dotati di reflex e cannoni vari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.